Agliè


 

Agliè esisteva già all’ epoca dei Romani, probabilmente dove oggi è situata la frazione di Madonna delle Grazie. L’attuale ubicazione del paese risale al periodo medievale, quando gli abitanti per sicurezza si sistemarono sotto le mura del Castello dei Conti di San Martino.

Pare che il nome del paese derivi da Alladium o da Ala Dei (dalla  forma ad ala spiegata verso est della pianta del Castello).
Il Castello, nato come rocca difensiva nel XII sec., fu trasformato a partire dal 1650, per desiderio di Filippo di San Martino d’Agliè e in seguito con altre ristrutturazioni, nella magnifica residenza usufruita dai Savoia fino al 1939 quando fu venduto allo Stato Italiano.
Vastissimo è il parco del Castello attraversato da 7 km di viali e sentieri ed ornato con alberi centenari, fontane e sculture tra cui spicca l’Esedra con le statue del Po, dei torrenti Orco, Malone e della Dora Baltea; bellissimo è anche (nella stagione giusta) il Giardino all’Italiana, la Chiesa di Santa Marta, gioiello di arte barocca eretta nel 1760 su disegno di Costanzo Michela, famosa per le linee curve del suo perimetro esterno, per il campanile triangolare, per la originalissima pianta interna che ricorda una damina del ‘700, per gli altrettanto originali stucchi dell’interno tra i più aggraziati di tutto il settecento piemontese.
Villa Meleto, situata ad un paio di km dal paese, la casa del poeta crepuscolare Guido Gozzano; gli attuali proprietari hanno ricavato nella dimora un piccolo museo con i ricordi di viaggio; il salottino di nonna Speranza e altre cose che ricordano il poeta.
Degne di una visita la Chiesa Parrocchiale con un altare dello Juvarra; la Chiesa di San Gaudenzio dove è sepolto il poeta Guido Gozzano; la Chiesetta di Sant’ Anna risalente al 1650 e nelle frazioni la Chiesa di Madonna delle Grazie, progettata da Costanzo Michela, conosciuta come “I tre Cioché”, perchè adornata da due campanili ed una cuspide; il Santuario di Santa Maria della Rotonda, a pianta circolare, probabilmente costruita su un tempio romano dedicato a Diana.
Agliè offre inoltre altri scorci incantevoli comi gli antichi portici del centro e delle vie del borgo o il silenzio e il verde del laghetto della Gerbola e delle passeggiate intorno al muro di cinta del parco.

Comune di Agliè

Via Principe Tommaso, 22

10011 Agliè (TO)

Tel. +39 0124 330367 Fax. +39 0124 330280

E-Mail:  comune-aglie@libero.it

E-Mail: aglie@ruparpiemonte.it – Posta certificata aglie@cert.ruparpiemonte.it

Sito: http://www.comune.aglie.to.it/

http://www.prolocoaglie.it/

https://www.facebook.com/proloco.aglie

 

 

 

 

Il Castello di Aglie’, costruito originariamente nel 1141, venne distrutto e riedificato più volte. Subì i danni di un assedio e di un sacco nel 1536. Filippo di Agliè, ministro di Maria Cristina, la reggente Madama Reale, ne curò la ricostruzione, finchè fu nuovamente devastato dalle soldatesche francesi.
Nel 1764 passò alla Casa Savoia e fu dato in appannaggio al duca di Chiablese che lo migliorò e ingrandì su disegni dell’architetto Birago di Borgaro.
Passò poi ai duchi di Genova di cui fu la dimora preferita. Si dice che tutti i principi della Casa Savoia-Genova tuttora viventi vi siano nati. Attualmente è proprietà dello Stato, sotto le cure della Soprintendenza ai monumenti per il Piemonte. E’ una costruzione in cotto non sopraelevata dal piano su cui sorge il paese, ma emergente in fondo ad esso.

 

 

Il parco ha assunto nei secoli diversi aspetti che solo in parte si possono trovare nella sua odierna conformazione. L’attuale impianto è il frutto di due fasi differenti: la prima settecentesca a cui risale l’esedra della fontana con gruppi scultorei raffiguranti l’Orco, il Malone e la Dora. La seconda ottocentesca connotata da una impostazione a Parco “all’inglese”. Il giardino, in parte pensile, conserva nell’area di ponente l’impostazione castellamontiana all’italiana composta da vialetti ed aiole con siepi. Restaurato negli anni 1979-1981 è ora aperto al pubblico.

 

 Apertura Castello Ducale:

da gennaio a dicembre; parco: da maggio a ottobre

Orari: da martedì a domenica ore 8.30-19.30; ultimo ingresso: 18.30

 

Piano Nobile 4,00 € ridotto 2,00 €

Cucine Reali 4,00 € ridotto 2,00 €

Giardino + Parco 3,00 € ridotto 1,50 € (chiusi a partire dal 15 ottobre)

 

Ingresso gratuito per i minori di 18 anni e i maggiori di 65 

Ingresso ridotto 50% per i giovani tra 18 e 25 anni.

Accessibile a disabili.

 

Indirizzo:

Castello Ducale di Agliè

Piazza del Castello, 2 – Agliè (TO )
Tel. + 39 0124 33 01 02 
Fax.+ 39 0124 33 02 79

 


 

 

 

L’edificio attuale è stato costruito nel 1773 su progetto di Ignazio Birago di Borgaro già impegnato nel castello, nell’ambito della ristrutturazione voluta dal Duca del Chiablese intorno al 1770. 
Nel 1754 la Chiesa Parrocchiale, dedicata a S. Maria ad Nives, si trovava in posizione diversa rispetto all’attuale; posta nelle vicinanze del castello feudale era separata da quest’ultimo mediante un fossato difensivo, oltrepassabile tramite un ponte di legno. Il 14 settembre 1777 si celebrava la consacrazione della chiesa con il nome della Madonna della Neve. 
All’interno della chiesa, emerge un piacevole movimento di linee ed ombre nei costoloni, nelle cornici delle finestre e nei capitelli conferito alla struttura dai raffinati stucchi opera del Bolina. 
La pianta è a croce latina ad una sola navata. All’altezza del transetto al centro è stato inserito il nuovo altare verso il popolo, sostenuto da quattro angeli di legno dorato. La tela dietro l’altare maggiore rappresenta la Madonna con il Bambino Gesù, circondati da angeli: uno di questi offre alla Vergine il plastico della basilica romana di Santa Maria Maggiore, detta, secondo la tradizione, “della neve”.
Il baldacchino sull’altare maggiore, con gli stemmi del comune e della dinastia sabauda, fu costruito nel 1877.
Nel coretto, sul lato destro del presbiterio, è sistemato l’organo. Nel transetto, alla sinistra, vi è l’altare dedicato alla Madonna del Rosario, l’altare dedicato agli alladiesi e quello dedicato all’Immacolata.
Alla destra troviamo l’altare dedicato a San Massimo vescovo di Riez; in una piccola urna posta sull’altare, sono conservate le reliquie di San Massimo; proseguendo, si può ammirare l’altare di San Giovanni Bosco, ed infine quello di San Luigi Gonzaga.

 

 


 

 

 

Nel cuore di Agliè si trova la Confraternita di Santa Marta. Della vecchia chiesa, purtroppo, si sa solamente che esisteva già nel 1619, ed il 21 dicembre 1595 era stata concessa la facoltà di celebrarvi la S. Messa. Quando, nel 1730, il piccolo oratorio fu dichiarato inagibile, il progetto per la realizzazione di una nuova chiesa adatta alle nuove esigenze fu affidato all’architetto alladiese Costanzo Michela.
La modellazione esterna non segue quella interna ma ha una sua logica legata al contesto ambientale. La struttura appare in tutta l’elegante semplicità del cotto piemontese, arricchito solamente dalle terrecotte smaltate policrome di Castellamonte. Rispetto alla tradizione locale qui il mattone diventa un’esplosione di colore: la facciata concava è giocata su parti curve e parti piane che creano un effetto pieno-vuoto, luce-ombra da cui emergono pulsanti volute.
Il fianco sinistro della chiesa è reso ancora più musicale dal curioso campanile triangolare costruito nel 1787 da Giuseppe Domenico Morano su disegno dello stesso Michela. Passando all’interno, si notano lo stucco che non ha solo valore decorativo ma, con il suo bianco, la scultura lignea e gli arredi, diventa una sorta di architettura dando luogo ad una situazione atipica nella cultura italiana, ma frequente nelle architettura spagnole.
Lo spirito di estrema libertà si nota anche nel continuo gioco di curve che divide l’interno in spazi definiti: una zona per i fedeli con due altari e la tribuna sul portale per il coro, il presbiterio, le tribune per gli associati alla confraternita, la sacrestia, il bellissimo coro ligneo per i confratelli a cui si accede tramite due scalette laterali semiellittiche in pietra. Anche gli arredi entrano a far parte dell’architettura della chiesa; emerge tra essi l’icona centrale raffigurante l’Assunta, santa Marta con il drago (simbolo della Santa che si ritrova anche nei capitelli del coro con catene come festoni) e san Giovanni Battista, incassata in una ricca cornice lignea laccata e dorata opera dello scultore Giuseppe Argentera di Ivrea.
Degna di menzione la copia della SS. Sindone, opera di un certo Fantinus, datata 1708.

 

 Visite guidate tutti i giorni.

Per prenotazioni chiamare Loris Zuffellato al numero 377 7064128

oppure chiamate il sabato o la domenica dalle 10.00 alle 12.30 – dalle 14.30 alle 18.00 al numero 0124 330335

 

Vi aspettiamo !!!

 

Indirizzo:

Ufficio Informazioni Pro loco di Agliè

Piazza del Castello, 3 – Agliè (TO )
Tel: e Fax. + 39 0124 330335

 


 

 

 

Fu edificata dagli alladiesi nella prima metà del 1600 quando cessò la grande epidemia di peste. 
La dedica a San Rocco è giustificata dal fatto che il santo, tre secoli prima, aveva dedicato la sua breve vita alla cura degli appestati contraendo la malattia. Venne abbattuta nel 1931 e, del vecchio edificio, ricostruito nelle vicinanze, si mantenne solo l’icona centrale, la statua in legno del Santo e l’orologio del campanile. 
La costruzione attuale imita lo stile neo-romantico con soffitto a capriate a vista. 
Internamente, ai lati dell’icona centrale raffigurante la Madonna, San Giovanni Battista, San Rocco e San Sebastiano, troviamo due affreschi firmati L. Perrone che rappresentano a sinistra San Giuseppe ed a destra San Gaetano. Le pareti sono state recentemente ridipinte dal pittore Gilardi che con originali prospettive ha dato un nuovo volto all’interno di questa chiesetta.

 

 


 

 

 

Originariamente, la chiesa di San Gaudenzio risultava essere situata fuori le mura. Le prime notizie risalgono al XIV secolo. Nel 1329 la chiesa risulta essere Parrocchiale. 
Alla fine del ‘500 la chiesa fu chiusa perché risultava in pessime condizioni. Nella seconda metà del seicento la chiesa venne radicalmente restaurata al fine di assumere quella che ancor oggi è la sua struttura. Nell’800, per rispondere all’Editto napoleonico di Saint Cloud, si spostò il cimitero sul lato destro della chiesa affinchè rimanesse fuori delle mura del paese.
Oggi la facciata esterna è contraddistinta da un grande portale di ingresso racchiuso tra due coppie di lesene mentre sopra si trova ancora l’antica apertura circolare. Il timpano, con al centro la statua in cotto di San Gaudenzio, incornicia la lineare facciata da cui fa capolino il piccolo campanile triangolare.
Internamente la chiesa ha mantenuto la struttura originale a navata unica con quattro cappelle laterali. Sull’altare maggiore si erge lo splendido Crocifisso in legno dello scultore Carlo Giuseppe Plura di Lugano (1655 – 1737). Al centro del presbiterio una lastra di pitra chiude la cripta sotterranea dove, fino all’800, venivano sepolti i parroci di Agliè. Sul lato destro la prima cappella appartenne, fino al secolo scorso, ai Conti di Pavignano mentre la seconda alle famiglie Mautino e Danesio (qui è sepolto Guido Gozzano). Di fronte a questa, sull’altro lato della chiesa, si trova la cappella della famiglia Bioletto ed infine quella della famiglia Prola.

 

 


 

 

 

Eretta, probabilmente, nella prima metà del XVII secolo, di proprietà della famiglia Mautino, era dotata di una cancellata in legno e di un portico con colonne in mattoni. La cappella di Sant’Anna è situata in una zona d’Agliè ancora oggi detta “il Bioletto”, ha conservato la sua struttura originaria, tipica di quasi tutte le cappelle della zona.
Ad unica navata coperta con una volta a botte e l’abside semicircolare crea una semplice cornice alla bella icona, originale ed ancor oggi situata sull’altare, rappresenta la Beata Maria Vergine, Sant’Anna, San Francesco e San Carlo. Esternamente si può notare il piccolo portico anteriore, i contrafforti alla parete esterna dell’abside e i semplicissimo campanile a vela.

 

 


 

 

 

Lasciando Piazza Mautino e svoltando a destra si percorre la strada per Cuceglio che nel primo tratto costeggia il muro di cinta del Parco del Castello.
Dopo circa 1 Km (dopo la salita) a destra si trova la strada che porta al lago della Gerbola nascosto alla vista degli alberi. 
Vi si pratica la pesca sportiva.

 

 


 

 

 

Sulla collina di Macugnano sorge un Santuario dedicato alla Vergine. Questa chiesa, eretta su una struttura preesistente, prende il nome di Santa Maria della Rotonda.
La tradizione, vuole che in origine sia stata un tempio pagano dedicato a Diana, dea della caccia. Nel periodo romanico fu costruita “ex novo” a pianta centrale come i primitivi battisteri cristiani, e fu proprio tale forma a dare il nome alla chiesa. I monaci la eressero a priorato fino a quando, nel 1600, la chiesa fu abbandonata a causa della peste. Nel 1585 la chiesa campestre di Santa Maria della Rotonda era una cappella semplice a forma rotonda con la struttura decadente.
Alla fine del ‘700 don Giovanni Gallinatti, con l’aiuto di alcuni volenterosi, restaurò la chiesa ormai ridotta in rovina: furono demoliti gli ultimi resti del chiostro preesistente e venne realizzata la casa per il cappellano. Dal 1929 è affidata ai padri domenicani.
Oggi la struttura, che ospita una comunità di ex tossicodipendenti, è ancora di proprietà dei padri domenicani. Internamente è stata conservata la forma primitiva. Sull’altare maggiore l’icona rappresenta l’Addolorata ma non è possibile stabilire l’epoca in cui fu realizzata a causa dei vari restauri subiti. Esternamente la facciata si presenta con un ampio portale a tutto sesto incorniciato da quattro paraste. Dell’originario impianto costruttivo dell’edificio permane il campanile romanico con archetti pensili che si erge al centro della costruzione mentre, alla sua destra, ritroviamo un altro piccolo campanile a pianta circolare, munito di campana, appartenente all’epoca delle modifiche di don Galinatti.

 

 


 

 

 

Secondo un’antica tradizione poco distante dalla chiesa attuale, c’era un pilone con un affresco della Madonna; con il tempo il pilone si trasformò i chiesetta e, già nel 1571 troviamo citate due “cappelle rurali”: San Pietro e Santa Maria. Dopo la firma della pace del 7 ottobre 1659 ad Ivrea, le terre della collina di Macugnano progressivamente si ripopolarono e, trovando solo l’affresco della Madonna come unico resto della chiesa, pensarono di riedificarne un’altra un po’ più a valle vicino all’abitato. Circa sessanta anni dopo, data l’inadeguatezza di questa struttura ad accogliere i pellegrini, si decise di realizzare una nuova chiesa più grande e decorosa. Tra il 1738 ed il 1746 il progetto della costruzione fu affidato all’architetto alladiese Costanzo Michela che decise di incorporare la struttura esistente nella nuova costruzione. L’interno della chiesa è a croce latina con due altari laterali e due sacrestie. L’altare maggiore in marmo è dedicato alla Beata Maria Vergine della Neve e nel coro è posto l’antico affresco della Madonna racchiuso in una cornice di legno. Nell’altare destro si trova un’icona firmata Joseph Chiantor – 1815 che rappresenta la Trinità. Quello di sinistra ha un’icona raffigurante la Madonna degli Angeli. Sotto la mensa sono ancora riposte le reliquie di Santa Vittoria. In una nicchia, alla destra dell’altare maggiore, è custodita la statua lignea della Madonna delle Grazie che ogni anno viene portata in processione. Esternamente la facciata è sottolineata da una balaustra e da un particolare coronamento del tamburo. Il santuario si distingue, inoltre, per i due suoi campanili e per l’altra lanterna, proprio questa sua caratteristica le ha conferito il nome “tre ciochè”.

 

 


 

 

 

 

Il Meleto, residenza estiva del poeta Guido Gozzano (1883 – 1916) è una villa ottocentesca che si trova ai piedi del Colle di Macugnano, a circa un chilometro da Agliè. 
Per giungervi partendo da Piazza Castello, per Via Principe Tommaso e Via Principe Amedeo si arriva alla periferia del paese, si svolta a destra e si imbocca Via Meleto.
La villa come appare oggi è il risultato di un abbellimento che il poeta vi apportò nel 1904, affascinato dal liberty francese. Visitabili anche il piccolo giardino romantico e il viale d’ingresso fiancheggiato dal noto meleto da cui prese il nome la proprietà.

 

 


 

 

 

Il casotto nei pressi del laghetto e della villa Meleto di Agliè in cui era solito sostare, scrivere e allevare amorevolmente le proprie crisalidi, il poeta Guido Gozzano. 
Un inarrestabile declino che reclama urgenti interventi sta degradando l’edificio; ma ancora oggi, recandosi in questi luoghi, si respira un’atmosfera sottile che ci fa dire con il poeta

” Resurpino sull’erba / (ho detto che non voglio / racconti, o quadrifoglio) / non penso a che mi serba / la Vita. Oh la carezza / dell’erba! Non agogno / che la virtù del sogno: / l’inconcapevolezza”.

 

 


 

 

 

La primitiva cappella dedicata a San Grato, risale all’incirca, tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. La struttura ha negli anni, subito vari cambiamenti come, per esempio, la facciata settecentesca ed il campanile, eretto nel XIX secolo, che si innesta in posizione angolare al di sopra dell’antica cappella. La costruzione originaria della cappella, che fu poi inglobata neli ampliamenti successivi, è ancora in parte visibile nel prospetto laterale dell’attuale chiesa, che si affaccia sulla strada. Le cornici che si sono conservate rivelano che questa, verso sud, era in origine la facciata principale.
Oggi, invece, la chiesa è rivolta verso est ed è a due navate, con annesse la sacrestia e la casa del cappellano. All’interno, completamente affrescato, emerge l’elegante altare barocco, con sopra una pala, recentemente restaurata, raffigurante San Grato, che occupa lo spazio appartenuto alla vecchia cappella. Sotto la mensa è conservato un reliquario, appartenuto sicuramente alla precedente struttura, con le reliquie di San Grato.

 

 UN PO’ DI STORIA….

cartinaAlle falde delle colline di Macugnano, nel Canavese, si trova Agliè, antica cittadina resa illustre, nel corso della sua storia, da personaggi quali Filippo d’Agliè e Guido Gozzano.
Secondo il glottologo Giovanni Domenico Serra, il toponimo Agliè deriverebbe dal nome di un colono romano Allio, quindi Alliacus (terra di Allio), poi per successive trasformazioni Alladium, quin Agladium.
Altre ipotesi fanno derivare il toponimo da Ala Dei (ala di Dio), poiché la pianta del castello originario richiamava la forma di un’ala spiegata verso levante, “da cui sorgerà il vero sole a rischiarare il mondo della pace”.
Il nucleo primitivo, di origine romana, era probabilmente situato sulle colline nella frazione di Santa Maria delle Grazie, già ricordato in documenti del 1019 come Macuncianum (Macugnano), come dipendenza dell’Abbazia Fruttuaria di San Benigno.
A quel tempo Agliè era un castello eretto per difendere Macugnano. Successivamente Agliè prese il sopravvento su Macugnano (l’altro centro di Cassadio, ora scomparso) per la sua posizione fortificata.
Agliè compare nei documenti per la prima volta nel 1141: i feudatari del Canavese si divisero il territorio e il paese divenne una delle terre dei San Martino di Rivarolo e di Agliè. I tre centri si riunirono poi a scopo difensivo in un’unica Comunità che nel 1259 rientra nei possedimenti dei San Martino 
Forse meglio governata di altre città e paesi, Agliè non partecipò al Tuchinaggio, rivolta popolare antifeudale e antisavoiarda del secolo XIV, tra il 1386 ed il 1391. Il paese subì però le conseguenze delle lotte fra i guelfi San Martino d’Agliè e i ghibellini, Conti di Valperga. Intorno alla metà del XIV secolo il paese fu saccheggiato per due volte da mercenari che risparmiarono il castello.
L’imperatore Carlo V, nel 1355, donò ai marchesi di Monferrato molte terre fra cui Agliè.
Tuttavia continuarono violenti contrasti tra i feudatari canavesani e Agliè ne subì le conseguenze: razzie, incendi e devastazioni si susseguirono per anni.
Nel 1391 arrivò, per merito dei Savoia, la pace. Gli alladiesi chiesero ai loro signori, i Conti di Agliè, alcuni privilegi e concessioni e li ottennero per la fedeltà dimostrata ai loro feudatari al tempo del Tuchinaggio. Nel 1448 vennero concessi gli statuti comunali i cui testi sono tutt’ora conservati nell’archivio del municipio. Con i Savoia crebbe l’influenza dei Conti di Agliè, che estesero i loro poteri su Bairo, Torre, Ozegna, parte di Pont, Salto, Rivarolo e Castelnuovo. Agliè subì le conseguenze della guerra tra Savoia e Francia, avvenuta dopo la metà del XVI secolo. Quando, nel 1561, la pace fu ristabilita, i Conti suoi signori giurarono fedeltà al Duca Emanuele Filiberto di Savoia.
filippo di san martinoPersonaggio centrale della storia del paese fu il Conte Filippo San Martino di Agliè, colto letterato, coreografo e politico insigne, nato nel 1604. Intrapresa la carriera delle armi, nel 1630 divenne luogotenente della Compagnia delle Corazze di Vittorio Amedeo I.
Questi morì nel 1637 ed essendo suo figlio Carlo Emanuele II troppo giovane per la successione, la madre Cristina di Francia, figlia di Maria dei Medici  ed Enrico IV, assunse la reggenza. La corte ducale si divise in due frazioni: madamisti e principisti. Filippo fu madamista e divenne ministro, consigliere personale e favorito di Cristina. Per le doti diplomatiche e politiche di lui, Carlo Emanuele II riuscì a mantenere il trono. Per il sostegno dato al giovane Duca, Filippo si inimicò parecchie persone tra cui il Richelieu che lo fece arrestare nel 1640. Alla morte del cardinale, Filippo fu liberato ma abbandonò la politica ritirandosi a vita privata nel Castello di Agliè, dedicandosi al suo restauro e ampliamento tale da trasformare la residenza fortificata in sontuosa dimora patrizia, degna dell’alto rango sociale del proprietario.

Dal 1642, su progetto che la tradizione non documentata affida all’architetto ducale Amedeo Cognengo di Castellamonte – il famoso architetto che, fra l’altro, progettò insieme al figlio Carlo la struttura della Torino della sua epoca – venne traformato in un fastoso, imponente palazzo dove ricevere principi e regnanti, tra cui naturalmente Cristina di Francia. Morì nel 1667. Il Castello venne ancora distrutto dalle soldatesche frencesi comandate dal La Feuillade nella campagna del 1706 nel periodo dell’assedio di Torino. Per circa 100 anni dopo questo evento nessun lavoro venne eseguito nel castello, se si esclude la scala del Michela nel 1724.
Nel 1764 il feudo di Agliè venne acquistato da Carlo Emanuele III che lo diede in appannaggio al suo secondogenito Benedetto Maria Maurizio, duca del Chiablese. Questi incaricò l’architetto di corte Ignazio Birago di Borgaro di ricostruire e ampliare il castello che subì modifiche sostanziali sul lato verso la piazza. Tra il ’67 e il ’75 vennero costruite la galleria che collega il castello alla chiesa, la chiesa stessa col campanile che sostituì la precedente vecchia torre civica. Il Parco è il risultato di due differenti fasi, la prima settecentesca a cui risale l’Esedra della Fontana dei fratelli Collino; la seconda ottocentesca caratterizzata d adattamenti “all’inglese”; ha un’estensione di circa trenta ettari, attarversato da sette chilometri di viali e sentieri, ricco di piante centenarie. Il progetto è attribuito a Michel Bernard, per la parte settecentesca; la successiva trasformazione a Xavier Kurten. Durante la dominazione napoleonica, Agliè fu invaso dai francesi nel 1796, e il castello fu spogliato di mobili e suppellettili. teatroCon la Resturazione il Castello nel 1814 ritornò ai Chiablese. Finita l’era bonapartista, Carlo Felice prese possesso nel 1825 del castello alladiese, facendolo restaurare dall’architetto Borda di Saluzzo che costruì all’interno un piccolo teatro. Con la morte del Re, la Regina vedova Maria Cristina di Borbone divenne l’usufruttuaria, ed alla sua morte (1849) la proprietà passò al secondogenito di Carlo Alberto: Ferdinando, Duca di Genova.  Nel 1939, dopo anni di lunghe trattative con aspiranti acquirenti, i principi di Savoia-Genova vendettero allo stato il complesso del castello.

La cittadina che conta oggi una popolazione di oltre 2600 abitanti ha una posizione di notevole importanza nell’economia agraria e industriale; pregiata è la produzione di vino Erbaluce delle sue colline. Centro commerciale e turistico di buona affluenza, specie dopo le riprese televisive della fiction “Elisa di Rivombrosa”, che hanno avuto risonanza a livello nazionale, ebbe in passato anche importanza nel settore industriale, in particolare di quello del tessile partecipando a partire dal 1700 all’attività tipicamente piemontese della produzione della seta. Verso la metà del 1800 il Setificio di Aglié dava lavoro a circa 400 dipendenti. Nella seconda metà del secolo, nel 1883 sorse un’altra importante industria tessile, la stamperia Blumer che nel 1896 diventò poi la tessitura De Angeli-Frua che agli inizi della seconda guerra mondiale arriverà ad avere oltre 1500 dipendenti. Con la crisi del settore tessile chiuderà i battenti nel 1952 per essere acquistata nel 1955 dalla Olivetti che vi impiantò un’attività meccanica di alta tecnologia. Le vicende della Olivetti e del settore elettronico ha coinvolto pesantemente Aglié riducendo drasticamente il numero degli addetti; ma sussistono ancora aziende minori dei settori meccanici e elettronici. 
La cittadina di Aglié è celebre per il suo Palazzo Ducale, ora entrato a far parte del prestigioso circuito delle Residenze Sabaude ed anche per la ricchezza di testimonianze storiche e architettoniche e culturali. Nel centro storico sorge la Chiesa della Confraternita di Santa Marta, opera dell’architetto alladiese Costanzo Michela, che nel ridotto spazio disponibile per la costruzione ha realizzato un capolavoro di architettura tardo-barocca in stile piemontese. Al di fuori dell’abitato sono presenti una serie di costruzioni religiose tra cui il Santuario della Madonna delle Grazie (i tre Ciochè) altra opera del Michela che sorge alle pendici della collina nella omonima frazione delle Grazie e alta sulla cima dalla pendice di Santa Maria il Santuario della Madonna detta la Rotonda per la tipica forma circolare, la cui fondazione risale all’anno Mille. Sulla piazza prospiciente alla residenza ducale ed a esso collegato da una galleria sorge la Chiesa parrocchiale della Madonna della Neve, opera del Birago di Borgaro. Sempre ad Aglié, vicino al centro, l’antica chiesa parrocchiale di San Gaudenzio, in cui sono sepolti i resti mortali del poeta crepuscolare Guido Gozzano. A pochi minuti dal centro storico, verso la collina di Macugnano c’è Villa Meleto, residenza estiva del poeta che in queste terre trovò profondi motivi di ispirazione. Aglié offre inoltre altri scorci incantevoli come la fuga prospettica degli antichi portici del centro e delle vecchie vie del borgo o il silenzio e il verde del laghetto della Gerbola e delle passeggiate intorno al muro di cinta del Parco.

 

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